Amo gli oli di chi ha testa

Maurizio Pescari ci invita a guardare negli occhi di chi produce, perché prima dell’olio, prima del vino, prima della pasta, del cioccolato, o del gelato, prima di qualsiasi cosa buona e ben fatta, c’è lo sguardo di chi la fa. La sua testa, la sua storia.

Il suo nuovo pezzo per Basketkitchen.

Amo gli oli di chi ha testa

TESI

Dialogo mattutino: “Mi scrivi un pezzo sull’olio?”, “Certo, ci penso un po’…”. “Ma come – dice uno accanto a me – scrivi di olio adesso che la campagna è ancora in corso?”. “Certo – rispondo – io non scrivo di olio, a me piace scrivere di chi lo fa, non vado a cercare l’olio buono, ma le persone perbene, perché se chi fa l’olio è una bella persona, il suo olio sarà sempre il massimo di quello che la natura consente”.

SVOLGIMENTO

A me piacciono gli oli che hanno testa. Profumi, sapori, polifenoli, mi interessano, ma vengono dopo, anche perché se gli oli hanno testa, è garantita la loro presenza. Prima dell’olio non viene il bicchiere per l’assaggio, prima dell’olio viene lo sguardo di chi lo produce, la storia che mi racconta, in poche parole mi piace il percorso, prima di tutto, non la meta, mi piace il viaggio verso l’Itaca di Kostandinos Kavafis.

A me piacciono gli oli fatti da chi ha testa. Agricoltori, ma anche Architetti, Archeologi, Avvocati, Agronomi, Professori, Ingegneri, …finiti a fare gli olivicoltori; a me piacciono gli oli di chi ha studiato o lo sta ancora facendo, quelli straordinari come quelli imperfetti ma sinceri. Lo studio oggi è a disposizione di tutti, non è più una cosa da ricchi, ma è riservata a chi ha la testa giusta per comprendere che bisogna farlo, se si vuol migliorare.

Li ho scoperti negli anni questi personaggi, gente nuova, contadini 3.0, persone che hanno capito una cosa straordinaria, che per fare le cose bene bisogna studiare, conoscere, appassionarsi ad un lavoro dove ogni attimo è importante, ogni dettaglio ha un valore. Persone che tutto questo sanno anche raccontarlo e non si limitano a darti un bicchierino dicendo: “Senti che olio?”.

Dodici.

Tutti in panchina, perché non finiranno mai di imparare.

Tutti titolari, perché già orgogliosi di quello che stanno facendo.

CHI     DOVE    PER COSA

1 – Paolo Cassini   Isolabona (IM)  Taggiasca

Paolo produce un olio da Taggiasca che cancella ogni consuetudine ‘culturale’ che disegna l’olio ligure di ponente. I suoi ulivi guardano il frantoio dall’alto. Va diritto al centro della tavola.

2 – Domenico Ruffino  Varigotti (SV)  Servegu

Parli con lui, dopo un po’ pensi di non aver capito niente della tua vita e vorresti far la sua. Ama la sua terra, i suoi muretti, le sue piante. Le conosce una ad una. Non chiedetegli l’olio.

3 – Gianluca Grandis  San Casciano V.P. (FI) Frantoio

Anche i tassisti hanno un cuore, Gianluca poi, il suo pompa olio. Tutti i giorni. Ho conosciuto “La Ranocchiaia” a Merano, ero lì per il vino. Rimasi di stucco assaggiando il suo Frantoio. Poi anche gli altri.

4 – Giorgio Franci Montenero d’Orcia (GR) Olivastra Seggianese

Architetto ceduto all’olivicoltura, Giorgio è la sintesi del progetto ideale: in campagna, in frantoio, dietro la scrivania, sullo scaffale. Cura i dettagli in tutta la filiera: dall’oliva al posizionamento sullo scaffale. Olivastra Seggianese? Tutto quello che volete….

5 – Dante Sambuchi  Città di Castello (PG) Borgiona

Dante è un artista. Per come pensa, come parla, come agisce, per la passione per l’arte e la pittura. Sulle colline di Ronti ha creato un uliveto che gira intorno alla Borgiona, una delle 538 cultivar italiane. L’occasione è unica per conoscerla.

6 – Francesco Gaudenzi Trevi (PG)   Moraiolo

Conosco Francesco da più di venti anni. Sono molto legato a lui ed alla sua famiglia. La mia passione per la gente dell’olio è cresciuta con lui, sin da quando lasciò il posto da ragioniere per non far morire il frantoio di famiglia. Oggi già potrebbe lasciare quel posto ai figli. Moraiolo, l’Umbria nell’olio.

7 – Stefano Gregori  Montalto (AP)  Ascolana Tenera

Non mi era mai successo di scoprire un olio mangiando un Panettone, anzi, di scoprire una testa, quella di Stefano. Ingegnere lui, agronomo il fratello, tutti e due col pallino dell’olio e con in testa un’idea meravigliosa. L’Ascolana tenera in olio, o da mensa.

8 – Massimiliano D’addario Pianella (PE)  Dritta

Max è un folle. Un Don Chisciotte dei giorni nostri che non lotta contro un mulino a vento, ma lo insegue. Una passione sfrenata per la terra, per la vita. Olio nel nome ‘Marina Palusci’, prodotto in un antro delle meraviglie diviso tra testa e frantoio. Un Uomo di Ferro. Poi anche il suo vino. Naturale.

9 – Cosmo di Russo  Gaeta (LT)   Itrana

Se fosse un libro, sarebbe da comprare, subito. Cosmo è la sintesi di un progetto, di un’idea, di come la terra possa essere malleabile ed adattata ad una missione nuova. Dagli studi di Giurisprudenza, ad interprete essenziale dell’Itrana. Ne servirebbero 10, 100, 1000…

10 – Giuseppe Ciccolella Molfetta (BA)  Coratina

Dalle rose può nascere olio. Giuseppe Ciccolella ha ridato valore all’oliveto di famiglia. Produce una Coratina eccellente, frutto di passione e voglia di imparare. Poi continua a dedicare il suo tempo all’attività di famiglia: Rose ed Ortensie. Il profumo della sua Coratina…

11 – Andreina Civita  Andria (BAT)   Uovo di Piccione

Non la conosco. So che è una signora molto riservata. Torre Rivera è la sua azienda. Il suo olio mi fa impazzire e fa crescere il desiderio di conoscerla. Voglio scoprire che testa bisogna avere per fare un olio così.

12 – Mimmo Fazari  San Giorgio Morgeto (RC) Ottobratica

San Giorgio Morgeto è appoggiato alle pendici dell’Aspromonte, monte che ha fatto da sponda alla voglia di cambiamento di Mimmo. Oggi la strada è segnata, la squadra compatta, il progetto condiviso, l’innovazione quotidiana. L’Ottobratica è già olio.

MAURIZIO PESCARI

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