Le Birre di Confine di Riccardo Franzosi (terza parte)

Situato in terra di mezzo al confine tra quattro province di altrettante regioni, il Birrificio Montegioco propone birre dalla forte connotazione territoriale. Riccardo Franzosi, mastro birraio e imprenditore di questa realtà, si affida alle sue birre e alla sinergia con altri produttori locali per promuovere le peculiarità gastronomiche e paesaggistiche delle colline tortonesi

di Roberto Tognella

..In tema di “portfolio”: le sue etichette sono più di venti. Possiamo suddividere la produzione tra le birre tra virgolette normali − anche se l’aggettivo è certo svilente − e quelle speciali.

Svilente perché? Quando si utilizza l’aggettivo “normale”, s’intende di solito qualcosa di comune, semplice da realizzare, ma una birra normale di qualità − una blonde, una bitter, una stout − è in verità maledettamente difficile da produrre! Proprio per questo potrebbe essere utilizzata come cartina di tornasole della produzione brassicola di un birrificio: se bevi un’ottima “chiara”, equilibrata, ben curata, significa che il mastro birraio ha lavorato bene e la stessa cura e qualità la ritroverai anche in prodotti più complessi come una birra affinata in barrique. La Runa è la nostra birra “base”, “normale”, punto di partenza, spesso, per innestare frutta o per costruire birre più complesse da invecchiamento in barrique. Proprio su questa birra abbiamo lavorato parecchio negli ultimi due anni per perfezionare la ricetta.

Ci sono poi le birre speciali… …sempre però con ingredienti convenzionali! Sono birre importanti, di struttura, quelle che comunemente vengono definite di doppio malto, come Demon Hunter, Tentatripel, Bran e Mac. Alcune di queste vengono anche affinate in barrique, lasciate per anni a “infettarsi” nel legno subendo l’azione dei suoi componenti e delle fermentazioni dovute ad attacchi dei lieviti del vino e di quelli dell’ambiente, diventando così Dolii Raptor, Bran Reserva e McMummy. Birre, per molti versi, di “confine” come di confine è sempre stato il territorio nel quale nascono, nell’angolo del Piemonte dove s’incontrano quattro province di quattro regioni diverse − Piacenza, Genova, Pavia, Alessandria −, concetto che ritroviamo spesso nella cultura del luogo, nei piatti tipici e nel parlato dialettale. Birre di territorio caratterizzate da ingredienti o lavorazioni particolari: la Garbagnina, prodotta con aggiunta in fermentazione di ciliegie Bella di Garbagna; la Quarta Runa con aggiunta, sempre in fermentazione, della pesca di Volpedo; la Tibir e la Open Mind con aggiunta rispettivamente, a fine bollitura, di uva cotta di Timorasso e di Barbera.

Partendo da una “base” c’è molto da sperimentare… …e questo è divertente! Sperimentare non porta a risultati pratici nell’immediato, e il non perdersi in questo cammino è importante. Bisogna sempre mantenere “i piedi per terra”, cercare di concretizzare gli esperimenti, per evitare che rimangano un mero esercizio intellettual-empirico. Negli ultimi anni, confesso di essere, stato abbastanza fortunato: mi riesce di “giocare” sperimentando ma anche di produrre birra che la gente beve con soddisfazione.

Come nasce l’idea di una nuova birra? È qualcosa d’istintivo. Quando ho prodotto la mia prima birra, la Quarta Runa, ho pensato al piacere di scoprire nel boccale il profumo e l’acidità della pesca di Volpedo. Un esperimento riuscito, come riuscito è quello con la ciliegia Bella di Garbagna o con l’uva di Timorasso e di Barbera. Anche se poi scopri di non essere stato poi così originale se altri prima di te hanno già prodotto una birra con questi ingredienti… Per quanto riguarda l’uva, per esempio, molte sono le produzioni brassicole artigianali italiane con questo ingrediente, tanto che a livello internazionale questa peculiarità è stimata e ci viene riconosciuta.

In tema di riconoscimenti internazionali, il mondo brassicolo artigianale italiano brilla ormai di luce propria. Vent’anni densi di attività dai primi pionieri alla seconda generazione. Seconda generazione di cui lei fa parte. Come molti mastri birrai che hanno ormai sviluppato una consolidata attività, anch’io ho iniziato sulle ali del successo di quella prima generazione di pionieri che hanno aperto una strada nella produzione artigianale della birra mai percorsa prima dal nostro Paese. Strada che ci ha già regalato molti riconoscimenti a livello mondiale: parecchie nostre birre interessano, piacciono anche ai palati più raffinati. Come molti artigiani della birra, anch’io sono partito da bevitore poi da homebrewer, trasformando poi una passione amatoriale, in un’attività imprenditoriale. Lavoravo nell’azienda di famiglia nel campo dell’edilizia: fortunato, un’occupazione sicura, remunerativa, un ruolo di responsabilità, di dirigenza… Mancava però sempre qualcosa, un’insoddisfazione latente che mi faceva spesso dire: “tutto qui?”. Cercavo, lo scoprii negli anni, un’oasi di creatività, un laboratorio tutto mio dove esprimermi liberamente, sperimentare, sviluppare idee e progetti, concretizzarli. Il mondo della birra fu una delle molte porte aperte da varcare, la scelsi per caso come succede spesso: producevo birra per gli amici in un pentolone da 50 litri, un prodotto apprezzato, ma non fu quello l’input decisivo. Un giorno portai le mie birre ad un incontro brassicolo dove conobbi un distributore americano: piacquero, ci fu subito la disponibilità ad aprire un’opportunità commerciale. Quello forse fu il “la” giusto, quello che mi fece varcare la porta del Birrificio Montegioco. Così avviai la mia attività, che partì dal Nuovo Mondo per poi approdare anche in Italia, dove aumentando la produzione, iniziai a vendere le prime birre. Fu chiaro fin da subito che non cercavo una birra standardizzata, piuttosto un prodotto sicuramente bevibile ma riconoscibile, con una marcata connotazione territoriale: produrre birra è straordinariamente semplice, ma che sia buona, equilibrata e di carattere, che abbia qualcosa da dire, diventa molto più complesso! Cominciò così una sorta di peregrinazione per il mondo brassicolo, compiuta in contemporanea alle produzioni, per imparare, perfezionarmi, concretizzare le mie idee in un boccale. Ho conosciuto un mondo straordinario, divertente, in pieno fermento intellettuale, come molti giovani movimenti, dove le persone, ognuna con le sue peculiarità, condividono ed esprimono la passione per questa bevanda, e ciò lo capisci assaggiando le birre che rivelano la personalità di chi le produce, l’idea di fondo da cui è nata. L’augurio per il futuro è che questo entusiasmo non si guasti come già avvenuto in altri ambiti.

In tema di futuro…                                                                                                                                                                                Progetti più concreti riguardano ancora questa sinergia tra produttori del territorio: è in fieri una collaborazione con un’azienda agricola vicina al birrificio, che grazie al ristorante annesso ci consentirà di sviluppare dei percorsi di assaggio con prodotti a “km zero”, carni, salumi, birra, vino… C’è anche l’idea di creare una birra partendo da malto prodotto sul territorio, un progetto sostenibile solo se ciò non inficerà sulla qualità della birra ottenuta. Espressione del territorio sì, ma innanzitutto qualità!

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