Da Botticelli al Lampredotto

(Tontolone Mitch) – Firenze non è ai vertici del basket, almeno per ora, ma non di sola palla a spicchi vive l’uomo, ed essendo un varesino, di questi tempi c’è da dire per fortuna. Ci concediamo quindi un tour nella città di Dante. La scelta dei locali per le libagioni è stata del tutto casuale, la prima sera dopo una lunghissima passeggiata, le gambe ci abbandonano davanti alla porta della Birreria Centrale, piazza dei Cimatori, sostanzialmente ad un amen da Palazzo Vecchio. Abbiamo fatto piuttosto tardi e per star leggeri ci limitiamo a prendere una grigliata mista di carne. Salsiccia, agnello, maiale, pollo, tagliata e un paio di buone birre. La foto del tagliere ve la risparmio, il mio smartphone è poco phone e ancora meno smart.

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Il giorno successivo, dopo aver di fatto preso una sbornia di colori agli Uffizi, ci fermiamo in via Orsini, a pochi minuti dal centro, Trattoria Gigi. Se pensi ad una trattoria, immagini un locale come questo; sedie e tavoli in legno, personale gentile e alla mano, rastrelliera di bottiglie di vino impolverate e piatti del giorno scritti a mano su un sacchetto del pane strappato. Manca sola la tovaglia a quadrettoni. Qui c’è un po’ più luce rispetto alla birreria e anche il mio telefono entry level mi concede un qualcosa di simile ad una foto.

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Ravioli ricotta e spinaci con zola e rucola, non propriamente toscano, ma bilanciamo con pici al ragù di cinghiale e un antipasto misto di salumi regionali, crostini al ragù di cinghiale e una ciotolina di ribollita. Bagniamo con un Chianti non costoso ma che si difende alla grande.
Chiudiamo con uno zuccotto di pan di spagna bagnato con gelato alla vaniglia, cioccolato e amarena. Visto l’orario il rischio era che il cinghiale ci prendesse a testate per tutta la notte, ma usciamo con il sorriso pagando un conto da trattoria e passiamo una notte serena.

Passare da Firenze e non mangiare un panino con il Lampredotto (ndr: chiedere a Bruno Arrigoni, che ne sa) dovrebbe essere anticostituzionale, quindi prima di tornare a casa si fa tappa in un baracchino qualsiasi. Tocca a quello di Loggia del Mercato Nuovo. Il Trippaio del Porcellino. Incredibile, non è super-unto come lo ricordavo e quasi me ne dispiaccio, ma finalmente appagato si può ripartire in direzione nord con la pancia piena, gli occhi pieni di bellezza da togliere il fiato e l’animo rigenerato.

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MIRKO CARCHIDI

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