Basket (Di)vino, prima puntata

Di Fabrizio Provera
Ci siamo riusciti, alla fine ci siamo riusciti. Culli un sogno, lo insegui caparbiamente, quindi lo realizzi: grazie a Basket Magazine, nasce da questo numero la prima rubrica- mai realizzata in precedenza, del resto una ragione ci sarà se siamo così inclini alla follia..- che assocerà la pallacanestro ai piaceri enoici, ai piaceri della tavola. Di volta in volta, assoceremo un giocatore, un allenatore, un dirigente, una squadra del passato o del presente a una bottiglia, a un ristorante, a uno chef.
Perché, vi domanderete voi? Perché non c’è niente di più complementare: il basket, come un gran vino o una grande tavola, è qualcosa di materiale che rimanda all’immateriale. A qualcosa di ulteriore: l’Uomo, i sogni, le passioni, lo smisurato piacere che nasce dal condividere cose buone. 

Cominciamo oggi, cominciamo così. Rimanete sintonizzati. E soprattutto, innalzate i calici..

ANDREA CINCIARINI- OTELLO ROSE’ CECI
Siamo stati a Reggio Emilia, di recente, e abbiamo apprezzato l’evoluzione di Andrea Cinciarini, la sua capacità di competere ai più alti livelli della massima serie pur non essendo stato ‘graziato’, dagli Dei del Basket, di un talento fuori della norma. Cinciarini, con le sue mirabolanti statistiche di assist man, con la sua leadership che nasce dal basso, è associabile allo spumeggiante Rosè Otello di Ceci, una casa emiliana che ha esaltato in questi anni un vitigno trascurato e dalla nomea povera: il Lambrusco. Dalla spumantizzazione con l’antico Metodo Martinotti esce un Rosè davvero esuberante. Ottimo profumo di rose, fragole e violette, franco alle papille e di morbidezza accentuata. Ottimo come aperitivo, ma fedele compagno di formaggi e salumi, o piatti a base di pesce. Capace di sorprendenti, come i fulminei assist per Achille Polonara.

  

CARLO DELLA VALLE- BAROLO ‘ROCCHE DEL FALLETTO, BRUNO GIACOSA

Istintivo, immediato, naturale: il legame tra Carlo Della Valle,il Marchese, padre di Amedeo e tra i principali protagonisti della saga Berloni a Torino, metà degli anni Ottanta, con Meo Sacchetti, Scott May e soprattutto col professor Dido Guerrieri in panca. Il più aristocratico e atipico dei playmaker italiani nella Golden Age, ‘Diamantidis prima di Diamantidis’, nativo e residente ad Alba, quindi associabile non solo alla Langa, ma al vino che più di tutti ne simboleggia la vena nobile: il Barolo di Bruno Giacosa, che non concede nulla alle mode ed è da decenni immutabile nella sua grandezza. Vino dal colore rosso granato, con profumo ampio, complesso, che ricorda la frutta matura, il tartufo e le spezie. Vino di stoffa aristocratica. E chi meglio di Carlo Della Valle potrebbe essere associato a un Barolo?

  
GREGG POPOVICH- KRUG ‘CLOS DU MESNIL’ 1989
“Sappiamo come si vince, sappiamo come si perde. Quindi adesso andiamo a cena”. Solo l’Immensità regge alla sconfitta, nello sport. Rendiamo omaggio al più visionario, spietato, geniale, metodico capace di reinventare ogni regola del basket con un vino che più di altri- forse- emana un’aura di leggenda. Autentica fuoriserie di una delle più celebrate maison di Champagne, il Clos du Mesnil arriva dalle uve di un vigneto da apena 1,84 ettari, dominato dall’alto dalla chiesa del paese, protetto da mura sin dal 1698. E’ situato nel cuore di Mesnil-sur-Oger, uno dei paesini più simbolici per lo Chardonnay nella regione della Champagne. E’ l’alfa e l’omega, lo Zenit e il Nadir. E’ come Pop. 

  
Articolo di Fabrizio Provera apparso sulla rivista Basketmagazine 

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