Firenze Sogna

Di ritorno da Firenze con la vittoria nella Coppa Italia di basket, una favola incredibile per la Vanoli costruita in estate insieme al mio caro Amico Meo Sacchetti, col grande vantaggio di avere una base di giocatori della stagione precedente che ha sempre fatto la differenza da inizio anno.

Se poi uno di questi si chiama Travis Diener, tutto diventa più facile.

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Utilizzo questo spazio per rispondere a tante persone che mi hanno scritto e chiesto un pò di cose.

Le scelte sui nostri Ragazzi sono state mirate, corrette e anche fortunate, siamo andati alla ricerca degli Uomini prima che dei Giocatori di talento, e nel rimettermi in gioco dopo tanti anni – con tutti i rischi del caso per la Vanoli, per Meo e un pò anche per me – sono tornato alle origini del mio lavoro e del lavoro di scouting, ripartendo dalle cose buone, con la mente allenata dagli errori e un bagaglio di esperienza diverso grazie al lavoro che faccio alla Fabi.

Ho usato la memoria.

Mi sono ricordato di come a Castelletto con Meo e a Montegranaro con Frates furono due giocatori intelligenti come Levin e Tsaldaris a svoltarci la stagione.

Mi sono ricordato di come a Capo d’Orlando costruimmo una squadra che era ricca di Gente che sa giocare a basket.

Ho puntato sulla condivisione.

Ho pensato e condiviso che con libertà di interpretazione il talento è una dote fondamentale, ma l’intelligenza, l’attitudine e la disciplina vengono sempre sempre prima.

Da qualche anno sul mio profilo di Whatsapp compare una massima che fortunatamente ho fatto mia prima che fosse troppo tardi: you can be as talented as you want, a person with a strong discipline will always outperform you.

L’ho condiviso con il Coach, lo staff e anche con l’amico Cristian Biagini col quale tanti anni fa avevo condiviso la scelta di Judson Wallace,.

Biagini guarda tutto, io invece mi ritengo funzionale se restringo il campo: poche cose, selezionate e con un tasso di “conversione” potenzialmente elevato. Interscambio di segnalazioni, pareri, idee,

Quindi scuole che mi piacciono, sistemi di gioco che mi piacciono, leghe che mi hanno sempre appassionato (la Ivy, Princeton per Wallace e Harvard per Sounders), e luoghi dove posso raccogliere informazioni di prima mano più sulla persona che sul giocatore.

Parto dal presupposto che sono più efficace su certe cose piuttosto che su altre, e quindi mi concentro su quello lasciando agli altri pareri più autorevoli e qualificati, e mi faccio guidare. Collaborazione, condivisione, compartecipazione.

La domanda peggiore nel basket è: Che ne pensi di Tizio? E’ buono?

La risposta peggiore che si possa dare inizia con “Secondo me”

Le informazioni che cerco riguardano la sfera famigliare, comportamentale, attitudinale, l’educazione, la famiglia, la cultura, il desiderio di migliorarsi.

Queste fanno sempre le differenza in senso assoluto, la fanno ancor di più con una Persona legata ai valori come Meo, che alle sue Squadre trasmette il senso ludico di tutte le partite e lealtà in tutti gli aspetti.

Poi bisogna avere un sacco di fortuna: è una componente assolutamente decisiva.

Con il coaching staff, con Michele Talamazzi e Mauro Saja, e da un paio di mesi anche con Cristian ho impostato il lavoro sulla piattaforma Trello, quella che usiamo al lavoro alla Fabi con grande utilità: diverse bacheche, diversi obbiettivi, una grande organizzazione, la voglia di disciplinare i processi.

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C’è la bacheca dello staff, la bacheca dello staff tecnico, ora anche la bacheca dello scouting, la bacheca del marketing e della comunicazione. E’ tutto programmato e condiviso al fine di creare un metodo.

Penso che Trello sia davvero semplice, utile e performante e per questo debbo ringraziare un ex consulente tedesco e Alessio Berdini, che era con me alla Sutor e che oggi da ingegnere informatico è il perfetto contraltare alla mia creatività.

La cosa che per me è migliorata in questi anni di separazione dal basket è proprio questa: un metodo più disciplinato da condividere e inserire nei processi in tutte le aree del Club.

Come insegna Coach Wooden, è il lavorare “con” che fa la differenza rispetto al lavorare “per”.

A Firenze ho ritrovato sotto il palco dei vincitori Claudio Sbrolla, oggi a capo della divisione basket del nostro sponsor tecnico Erreà, che ha iniziato con me alla Sutor Montegranaro, e già allora avevo capito di che pasta era fatto.

Mi ha chiesto se poteva avere il piacere di infilarmi la maglietta dei vincitori, ed è stato un gesto che mi ha ripagato di tante cose legate al basket, e di alcune delle quali – credetemi – non avevo un grande ricordo.

A Firenze c’è stato anche ampio spazio per le scorribande di Basketkitchen.

Piazza della Passera rimane sempre il mio luogo preferito, ma sfortunatamente Al Magazzino non abbiamo mai trovato posto.

La prima seria siamo andati ai 4 Leoni, ma se devo essere sincero è stata una visita che non ha lasciato grandi tracce.

Poi con Veruska siamo stati da Bulli e Balene, un locale nuovo che fa cicchetti, insalate, drinks, e che circumnaviga la Gelateria della Passera, per uno spuntino prepartita (tra l’altro alla domenica fanno anche il Brunch): ci è piaciuto molto.

Il giorno prima eravamo stati con Marco Caprari, Fabrizio Lorenzi e un loro amico a mangiare un panino da ‘Ino dietro gli Uffizi, : devo dire che abbiamo aspettato un sacco di tempo ma ne è valsa la pena. La fama è meritata.

Le Final 8 sono state anche l’occasione per rivedere vecchi Amici: con Marco e Davide ho vissuto un periodo speciale a Varese, nella squadra allenata da Vitucci e costruita da Giofrè che giocò la finale di Coppa Italia al Forum contro Siena.

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Dagli Indimenitcabili agli Incredibili: mi sa che il vero Amuleto sono io!

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Dunque grazie a tutti e alla prossima con lo speciale per le finali di Coppa Italia di A2 a Porto San Giorgio e Porto Sant’Elpidio.

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