Demis Cavina per Basketkitchen/3

In Romagna invece la carne viene preferibilmente cotta alla griglia (compreso il prosciutto tagliato a bistecca, il castrato e le spuntature di maiale), si prediligono i ciccioli di maiale alla mortadella e se si vuole divagare su un piatto a base di pesce non si può che scegliere il gran fritto di paranza (dopo magari un brodetto, ma questo solo nelle zone più vicino alla costa). Detto che onestamente il pane di entrambi non mi fa impazzire (tant’è che nei forni della zona si trovano comunemente “il toscano” o “il pugliese” spesso preferiti ai locali) si può sostituire con la crescentina fritta (chiamato gnocco fritto avvicinandosi a Modena) o con la piadina romagnola al testo, che a differenza di quelle molto sottili fatte nelle vicinanze di Rimini, qua hanno uno spessore vicino al centimetro. Sui dolci invece sono sempre stato un abitudinario e visto che sono ghiotto di mascarpone al cucchiaio e di panna cotta, a cui non saprei attribuire la paternità, mi tornano d’aiuto le nonne. Quella paterna, nata anche lei nella sponda emiliana, soprattutto nel periodo invernale ci rimpinguava di ravioli con il ripieno di castagne, mentre nel portadolci della già citata nonna materna non potevano mancare gli spumini fatti con l’albume d’uovo. Ma la diatriba culinaria non si ferma alle portate, anzi ha nel bere il suo secondo tempo. Onestamente la sponda bolognese con il Lambrusco, qualche pignoletto e Cabernet Sauvignon poco può competere con il famosissimo Sangiovese, i bianchi Albana e Trebbiano, i meno popolari ma apprezzabilissimi Cagnina e Pagadèbit. Proprio da queste parti ci sono due cantine che, probabilmente sconosciute ai molti, a mio avviso meriterebbero una menzione particolare. E per par condicio (che ho usato sin dall’inizio e che non lascerò proprio sui vini), una ha sede nel comune di Castel San Pietro T. e l’altra in quello di Imola. La prima si chiama “Umberto Cesari” tra i quali prodotti vi segnalerei il “Liano” (Sangiovese 70% e Cabernet Sauvignon 30%), il “Laurento” (Sangiovese di Romagna) ed il “Moma bianco ” (Trebbiano, Sauvignon, Chardonnay). La seconda cantina “Tre Monti” prende il nome dai colli imolesi in cui ha sede e vi segnalo il “Thea” (Sangiovese di Romagna), il “Ciardo” (Chardonnay) e per chi piacesse il frizzante il “Perlante” (Albana, Chardonnay, Sauvignon).

Ovviamente, come dicevo prima, fino a che qualcuno dall’alto non porrà fine a questa eterna rivalità, seppur divise per cultura e tradizioni l’Emilia e la Romagna rimarranno unite, soprattutto per la gioia culinaria di noi “popolo di confine”… e che le ostilità continuino a tavola.

Statemi benone

Demis Cavina

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