La birra è amara? Istruzioni per l’uso. Di Riccardo Telesi

A me non piace la birra perchè è amara. Chi non ha mai sentito qualcuno pronunciare queste parole ?  Ed è quello che, in parte, pensavo anch’io prima di scoprire le birre artigianali. Ma sopratutto prima di scoprire Lui, sua maestà il Luppolo.  Nell’industria l’uso di surrogati ha reso ostico l’approccio del consumatore verso questo ingrediente fondamentale, ma è nel mondo dei Microbirrifici che questo fiore è stato riscoperto ed esaltato sia per le sue proprietà amaricanti che sopratutto per quelle aromatiche.  Una birra (di qualsiasi gradazione, di qualsiasi stile) con un buon taglio amaro “pulisce” la bocca dell’avventore, facilitando la beva anche di birre alcoliche e/o zuccherine; l’aroma dato da una buona luppolatura inoltre arricchisce ancora di più la degustazione, a partire dalla parte olfattiva, creando quella specie di “dipendenza” dalla quale non si torna più indietro …  Esistono molte varietà di luppolo, con caratteristiche olfattive e aromatiche ben riconducibili; molti luppoli Tedeschi (il maggior produttore al mondo), ad esempio, sono caratterizzati da note floreali ed erbacee, mentre quelli dal Belgio o alcuni Inglesi sono famosi per i profili decisi e quasi pepati.  Negli ultimi anni a fare da padroni del mercato delle Birre Artigianali sono però quelli “intercontinentali”, come i famosi luppoli Americani dalla spiccate (ed a volte invadenti) caratteristiche agrumate e fruttate; oppure i “novelli” luppoli dalla Neozelanda, con sentori di frutti tropicali ed uva.  Ma come fare ad avvicinarsi alle birre “amare” senza rimanerne traumatizzati?

– Primo step: iniziate con le birre di facile reperibilità.

Nella maggior parte dei supermercati della penisola, ad anche in qualche catena di fast-food “alternativi”, potete trovare un buon prodotto “quasi-artigianale” come la famosa Pilsner Urquell.

Se vi comprate una bottiglia per casa, versatevela fresca (non fredda) in un bicchiere stretto e lungo senza paura di fare schiuma.

Quindi annusatela per bene, e noterete in primo piano un sentore fresco quasi di erba tagliata e fiori; ecco, questo è il profumo del Luppolo usato per l’aroma (di provenienza Ceca, per la precisione).

A questo punto date una sorsata generosa, e questo “erbaceo” prima percepito al naso lo ritroverete anche nel gusto; il “compito” di amaricante lo sentirete una volta degluttita la birra, quando vi ritroverete la bocca pulita e secca pronta per un altro sorso.

Se volete “osare” di più, in termini di maltato e luppolato, sappiate che nella grande distribuzione è apparsa da qualche anno anche la Brooklyn Lager.

Qui il colore vira verso l’ambrato (e lo noterete nel leggero caramellato del gusto), mentre la luppolatura inizia ad essere più presente e generosa sopratutto nella parte amaricante; qui avrete il primo incontro con i luppoli Americani, che nella parte aromatica finale daranno un curioso (e per qualcuno inedito) taglio agrumato.

– Secondo step: aumentate la qualità.

Se la proposta “commerciale” vi è piaciuta, o per lo meno vi ha incuriosito, è ora di “trattarvi bene” e provare qualcosa di simile nel mondo dei Birrifici Artigianali.

Nei negozi del giro-SlowFood, nei numerosi Beer-shop che stanno aprendo lungo tutta la penisola oppure anche in moltissime Enoteche la proposta di Birre di Qualità sta aumentando esponenzialmente nel corso degli ultimi anni.

Sopratutto l’offerta di Birrifici Italiani, che dopo il “pionierismo” di metà anni ’90 e la crescita dal 2005 in avanti, oggi può contare su oltre 400 produttori toccando con alcuni di essi l’eccellenza Europea ed anche Internazionale.

Per rimanere in tema con la bassa fermentazione, tra i Top della gamma possiamo citare la TipoPils del Birrificio Italiano di Lurago Marinone (CO) e Viaemilia del Birrificio Ducato di Busseto (PR); entrambe prendono spunto dallo stile Pils, ma con quel tocco di personalità dato dai birrai che non le rende dei meri cloni bensì prodotti dalle caratteristiche ben riconoscibili.

Nell’ambito sempre di birre chiare a bassa gradazione, ma con lievito ad alta fermentazione, un classico è senz’altro la Rodersch del Bi-Du di Olgiate Comasco (CO), dal marcato profilo erbaceo e dalla freschezza olfattiva data dai lieviti stile-Koelsh; mentre tra le “nuove leve”, assolutamente sono da provare la Blond dell’ Extraomnes di Marnate (VA), secca e pulita con lontanissimi sentori agrumati, e l’erbacea 24k del Brewfist di Codogno (LO), quasi una spremuta di resina (!!!) ed erba tagliata.

– Terzo step: iniziate ad osare.

“Birra chiara = birra amara” è vero fino ad un certo punto; negli ultimi anni, a fare da “padrone” nel mercato del “bere amaro” si sono fatte largo le amate/odiate IPA (ovvero, India Pale Ale) e i vari derivati (Imperial IPA, APA, ecc …).

Birre che vanno dai 6 agli 8 gradi alcolici, alcune anche oltre i 10, con colori che vanno dall’ambrato scarico fino al bruno, con la caratteristica principale nella forte (a volte eccessiva) luppolatura; luppoli Americani, a volte anche Inglesi, dotati di notevoli caratteristiche agrumate (arancia, pompelmo, mandarino) e spesso vicine al balsamico.

I birrai italiani si sono dimostrati molto portati al genere, con alcuni ad improntare persino l’intera produzione alle caratteristiche prima descritte, ma in principio sono stati due i capostipiti ad “osare” con i luppoli extra-continentali: parliamo dell’ ArtiginalAle sempre del Bi-Du e della RealAle della Birra del Borgo di Borgorose (RI).

Entrambe ambrate e mediamente alcoliche, con la “comasca” un filo più tostata nei malti e con i luppoli Americani “tagliati” da quelli Europei più erbacei, mentre quella prodotta sulle colline di Rieti con la parte agrumata più presente ed un corpo più leggero e leggermente abboccato.

Sull’onda del successo delle due apripista, si sono susseguiti un buon numero di cloni o semplici tributi per gli amanti del genere; dalla “pericolosa beverinità” della Rebelde dell’Orso Verde di Busto Arsizio (VA) all’intrigante Pink Ipa dell’ Almond 22 di Spoltore (PE) con l’aggiunta di pepe rosa, dalla “impegnativa” Surfing Hop del Toccalmatto di Fidenza (PR) alla “facile” Terzo Miglio del Rurale di Certosa di Pavia (PV).

Riccardo Telesi

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