La Top 50 del Basket Italiano a Tavola/Grande Finale

E’ arrivato il caffè, sul tavolo il digestivo e i biscottini sono già pronti. Siamo pronti a svelarvi le ultime 4 posizioni di questa classifica, che classifica non è, ma che almeno negli ultimi 4 posti ha cercato un po’ di esserla. Senza presunzione, andando a pescare persone e tavoli davvero importanti grazie alla collaborazione di Daniele Baiesi.

4- Davide Oldani: dal 2003 è a San Pietro all’Olmo, frazione di Cornaredo – in provincia di Milano –  con la trattoria “D’O”, un posto tra i più gettonati d’Italia e tra i più frequentati dagli addetti ai lavori della pallacanestro italiana e non. Tifosissimo dell’Inter, Oldani e il fratello ci provarono anche col basket, militando nel settore giovanile del CMB Rho di Dante Gurioli. E’ uno degli chef più apprezzati dell’intero panorama internazionale; ha lavorato con Roux, Ducasse, Marchesi, Herne. Ogni tanto fa capolino al Forum di Assago insieme al suo amico Virginio Bernardi. Ma sono soprattutto allenatori ed addetti ai lavori ad essere andati (e ad andare) da Lui. La lista è lunghissima: Bruno Arrigoni, Andrea Trinchieri, Marco Atripaldi, Marco Aloi, Fabrizio Frates, Luca Orthmann, Piero Bucchi, Livio Proli, Virginio Bernardi, Luca Bechi, Massimo Cancellieri, Luca Dalmonte, Flavio Tranquillo, Andrea Bassani, Luca Chiabotti, Mario Ghiacci, Ruben Magnano……

3- Maurizio Gherardini: detto il Cardinale, il dirigente italian più bravo e conosciuto nel Mondo, e che tanto manca al nostro basket (qui da noi, per intenderci) Pezzo da 90 del basket e della tavola, forlivese di nascita e trevigiano d’adozione, ha girato più di mezzo mondo al lavoro per Benetton prima, e per i suoi Raptors poi, alla costante ricerca di talenti sul campo, e di ristoranti italiani fuori. Italiano a Toronto, italiano a Lodz, italiano a Mosca e Barcellona. I modi porporati obbligano a buone maniere, anche se a tavola il Montepulciano d’Abruzzo servitogli porta le effigi di Jarno Trulli e non quelle di Mancio. Non si sbilancia mai prima: attendera’ di vedere l’aspetto del vostro dessert per ordinarlo. Ma nemmeno dopo si sbilancerà. Composto e mai banale; sobrio e mai schierato, pertanto non aspettatevi di vederlo andare deciso su una bottiglia ad esempio: va bene il sangiovese, ma anche il nebbiolo, e perché no, anche un primitivo alla bisogna. A Treviso sceglie un ristorante dal nome curíoso per un romagnolo, Le Beccherie, ma dalle sue parti, al suo fianco, c’era uno di quei dirigenti considerati al TOP per conoscenza enograstronomica, doti da chef e sommelier: Paolo Pressacco, da molti considerato il numero 1 e che abbiniamo a Maurizio nella posizione numero 3. Secondo altri, invece, il “meglio” fu ai tempi dei grandi banchetti all’Hotel della Città, quando a Forlì si disputavano le Final 8 di Coppa Italia:

2- Ettore Messina: “….un rito a bordo è quello della cena, che conferma gli altissimi standard NBA. Al fornitissimo buffet si accompagna infatti la scelta tra due primi e due secondi, che preludono a un ricchissimo carrello di dolci e frutta…” E’ uno dei passaggi del Best Seller di Ettore Messina, scritto insieme a Flavio Tranquillo, nel quale i riferimenti alle cene, ai banchetti, ai ristoranti di livello sono tantssimi. Ma….anche Ettore ci conferma che per mangiare “bene bene” bisogna tornare in Italia, a Bologna, per un piatto di lasagne o dei tortellin fumanti, magari da Ugo Bartolini a Rivabella, un altro da cui hanno mangiato tutti, prima o dopo una partita.

1- A pari merito: Romeo Sacchetti e Andrea Trinchieri.

Il Trinka  ha sposato la pallacanestro, ma mantiene una stabile e stimolante relazione “extraconiugale” con la cucina. “Hai gli occhi più grandi della bocca” ha sentenziato un suo amico, anche se, a guardarlo non si direbbe…non ce ne vorra’ il buon AT, talentuoso in palestra quanto tra i fornelli, oltre che di larghe vedute: dal cibo cajun ad un tradizionale arrosto di vitello, dai piatti di crudo agli antipasti navarri, Trinchieri è un cultore della buona tavola, sia in veste di attore che di regista. Il coach canturino ha anche fantasia negli abbinamenti con i vini, per i quali ha anche aperto strade interessanti: da champagne blanc-de-blancs a passiti di uve tokaj ungheresi, passando per l’avventuroso Barrua. Raffinato e futurista, con, solo rare volte, qualche rivedibile punta di barocco. Arte contemporanea, pronto ad esportarla anche in Grecia.

Romeo Sacchetti è senza dubbio, alcun dubbio, la migliore forchetta del panorama cestistico italiano e non solo. Mangiatore da competizione, ha reso celeberrime le serate dei playoff Nba 2006, quando a colpi di nachos e cestini di Miller ha lasciato senza parole il personale di uno sports bar di Orlando. Bissando poi la performance la sera dopo (una chilata di rib-eye spazzolata 1vs1), prestazione che gli valse l’omaggio della maitresse (un coltello da bistecca), regalata a noi commensali dopo avere polverizzato un burrito dal diametro di 15 cm pochi minuti prima. Cervello fino tanto quanto è grosso lo stomaco. Esilarante cantastorie, a suon di “tutto” e “di tutto”, restano leggendarie mangiate di pasta coi ricci e maialini (plurale d’obbligo) arrosto. Cult food-ent, un artista nel cucinare il risotto alla birra.

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