AI CASTAGNI DI VIGEVANO, NEL RICORDO DEL GRANDE DIDO GUERRIERI

(Fabrizio Provera) Confesso: ultimamente ho il pallino di Dido Guerrieri. Per varie ragioni. La più immediata: quand’ho sentito Valerio Bianchini parlare della necessità ‘di recuperare la capacità di narrazione del basket’, parole sublimi, m’è venuto in mente Dido Guerrieri. Poi perché, da qualche tempo, abbiamo incrociato sulla nostra strada il mite ed appassionatissimo Stefano Olivari, animatore di http://www.indiscreto.info, discepolo di Guerrieri di rito antico e accettato, confidente del Professore negli ultimi anni della sua vita terrena.

‘Eppoi’ perché Dido Guerrieri ci manda dritti al ricordo del grande, compianto Jordan e di Superbasket. Quindi Aldo Oberto, quindi Stefano Giubertoni, quindi Stefano Germano, quindi il Buffa ante litteram, il principe Luca Chiabotti, eccetera, eccetera, eccetera.. Dido Guerrieri, ai baskettari-romantici-gourmet, evoca soprattutto una città di provincia, sparita dalla geografia del basket che conta, ma sempre viva nella mente di chi ama il basket nella sua quintessenza strapaesana: Vigevano, capitale italiana (un tempo) della scarpa, decine di migliaia di operai nel Dopoguerra che costruirono il mito- e la ricchezza- di una città sospesa tra Pavia e Milano, dove il benessere è stato spazzato via dalla concorrenza e dal tempo.

Ma Vigevano-ancorché sparita proprio mentre il nuovo palazzetto è stato concluso (beffa delle beffe),oggi ripartita oggi dai gironi infernali delle minors di Lomellina- rappresenta pur sempre un pezzo di aristocrazia del cesto italiano. Chi volesse perciò rivivere quell’atmosfera, passare dal glorioso Palabasletta, teatro di mille epiche sfide (volevano abbatterlo: non ci sono riusciti, i tifosi sono scesi nella gloriosa piazza Ducale per dire no), potrà appagare lo spirito e le papille accomodandosi all’elegante tavola di Luisa ed Enrico Gerli, stellati Michelin e freschi di celebrazione dei loro primi 25 anni di attività.

Una casa nascosta nel verde, distante meno di un chilometro dalla raffinatissima ex statale 494, che collega Vigevano a Milano. Un luogo magico, ideale per portarci femmine non ufficiali (amanti, sfidanzate, occasionali, cavalli di ritorno..), avvolto nel silenzio e curato, d’un eleganza non affettata. Luisa Gerli è un’ostessa perfetta, capace di cogliere umori del cliente e sue inclinazioni; suo marito Enrico, dal curriculum eterodosso per uno chef (Liceo classico, università e otto anni di pianoforte al Conservatorio), vive la stagione della piena maturità, che passa dalla valorizzazione del territorio (la cipolla di Breme, che cresce in un paesino poco distante da Vigevano, è tanto deliziosa quanto sconosciuta. Ma voi provatela…) per aprirsi alla grande cucina internazionale, anche ittica. E non dimentichiamo che la Lomellina è terra d’elezione per l’oca (Mortara, per le radici culturali ebraiche, ha cresciuto il mito gourmet di Gioachino Palestro): se volete godere, e alla grande, su quel versante sarete appagati.. Di recente, per festeggiare assieme a Luisa ed Enrico questi primi 25 anni, abbiamo assaggiato piatti che alla mente c’hanno fatto ritornare i grandi nomi del basket a Vigevano: Dido Guerrieri, Claudio Malagoli, Clyde Mayes, Richard Percudani, i marchi come Mecap e American Eagle, Polloni, Pippo Faina e molti, moltissimi altri..

Ci siamo deliziati con gamberi e calamari in frittura, su fondo ristretto di crostacei al pane di Altamura (e abbiamo pensato a Meo Sacchetti, che a Cantucky di recente c’ha detto parole che non abbiamo scordate: ‘ho imparato molto da Guerrieri sul piano tecnico. E ancora di più sul piano umano’); col salmerino affumicato su pera madernassa e foie gras, autentico corto circuito gustativo; abbiamo proseguito con dei soavi tortelli di polenta e Castelmagno, con fondo di selvaggina e tartufo nero. Poi l’estasi gastronomica, che c’ha rimandato alla Colt di Malagoli o alle triple siderali di Drake Diener contro Milano alle recenti Final 8. Enrico Gerli- del resto- lavora il riso come pochissimi sanno fare, essendo la coltura del riso principiata grazie agli Sforza poco distante dai Castagni, esattamente in località Sforzesca: il suo risotto alla trippa, guarnito da una salsa ispirata alla cacio e pepe, c’ha fatto sobbalzare.

L’uso del Carnaroli, qui alla sua massima espressione (quello di Vercelli è diversamente sublime); la perfezione della mantecatura; la sapidità indiscutibile ma misurata. Un risotto che batte persino, nella nostra memoria gourmet, quello di Gennarino Esposito con scamorza affumicata e pomodoro, ultrapremiato ai più importanti congressi mondiali di cucina. Abbiamo proseguito con un insolito daino del Ticino accompagnato dal suo fegato, assieme a polenta integrale e cipolla di Breme; conclusione in dolcezza con l’originale cheese cake lomellino, ossia semifreddo di Offella di Parona, gelato alla cipolla di Breme e salsa ai cachi. Eccellenti, nella piccola pasticceria proposta col caffè, i piccoli macaron al pistacchio. Si bevono grandissimi vini dell’Oltrepo, che significa solo e soltanto Pinot Nero, spumantizzato o meno, e qualche ottimo Riesling. Si spendono dalle 55 ai 70 euro, vini compresi, per un menù completo: uno degli stellati più convenienti in Europa. E alla fine, uscendo e ammirando il silenzioso panorama, l’incanto viene rotto solo dal ricordo delle urla del Palabasletta. La Salonicco d’Italia. Onore a Dido Guerrieri. Maestro vero.

Ristorante i Castagni, via Ottobiano 8/20 Vigevano (Pavia)

http://www.ristoranteicastagni.com

Fabrizio Provera

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