Con Gianmaria abbiamo pensato di fare una cosa strana, riproporre ‘paro paro’, come si dice dalle mie parti, lo stesso ‘pezzo’ sull’olio novello ospitato da Basket Kitchen lo scorso anno e lo facciamo per due motivi:
– Il primo: le cose non sono migliorate, anzi, nel Paese dell’olio che l’Italia pensa di essere, stanno scomparendo le olive. Fate una piccola riflessione.
– Il secondo: ad alcuni quello scritto non piacque e fui oggetto di note ‘social’ in linea perfetta con il pensiero di chi guarda all’olio senza pensare alle olive. Probabilmente, rileggerlo gli farà bene.
Note a margine su cui riflettere: a integrazione dei fatti, al termine di una stagione estremamente complessa, molti ‘Novelli’ sono sul mercato dall’inizio di ottobre, altrettanti ‘Nuovi’ da inizio novembre. Chissà perché… I prezzi? Lasciamo perdere,esorbitanti a volte, spesso totalmente distanti in valore dalla qualità reale nascosta dietro l’etichetta.
I serpenti fateli incantare dai fachiri, voi fate dell’olio un’occasione di viaggio, andate a conoscere le persone, guardatele negli occhi, aprite le bottiglie, metteteci il naso. Un gioco questo che vale tutti i mesi dell’anno, non solo tra ottobre e novembre.
Buona rilettura.
Maurizio Pescari
Ci risiamo con l’olio novello… Sinceramente non ne posso più! Lo dico a voi cestisti praticanti o sognanti, statene lontano per cortesia, lasciate tempo al tempo, date al frutto dell’oliva l’opportunità di esprimersi al meglio, senza essere strumento di cassa immediata, di rincorsa a una voglia, falsa risposta al piacere della primizia verde da far scorrere su una bianca fetta di pane, magari abbrustolita. Ve lo dico così, tutto d’un fiato, senza quasi punteggiatura tanto è lo sconforto per l’aver incontrato oli novelli di un’approssimazione qualitativa improbabile e ingiustificabile, se non fosse il nome del produttore che muoio dalla voglia di fare ma mi astengo ancora a farlo, …ma prima o poi gli tocca. Perché è ora di farla finita con le recensioni delle cose buone, degli olibuoni, dei vini buoni, delle tavole dei ristoranti da circoletto rosso(…Guga!), è giunto il momento di dire e scrivere anche delle delusioni, soprattutto quanto nascono sotto nomi altisonanti aprezzi ingiustificabili, allora sì, come se acquisti una bottiglia di Brunello e trovi dentro il vino di mio padre. Ho incontrato in quest’ultime settimane ottimo olio nuovo a prezzi alti ma comprensibili, di un 10 per cento superiori a quelli dell’anno passato, ma ci sta, ma ne ho incontrati altri sorprendenti, legnosi all’olfatto, impastati al gusto, senza brio senza quella nota verde che per forza la natura oggi deve vedere rispettata, a meno che… a meno che non è tutto nuovo quello che luccica, non è tutto umbro quello che usi… Quaranta euro il litro, cinquanta euro il litro… non è più accettabile. Non lo è né per un appassionato che ne vuol portare una bottiglia da mezzo litro a casa, né per un ristoratore che vorrebbe svoltare sulla drammatica abitudine di molti colleghi di usare un olio in cucina e un altro in sala, tanto per fare i fighi. Ma se proprio volete comprarne una di queste bottiglia di olio nuovo, metteteci il naso, pretendete di mettercelo visto quello che ve lo fanno pagare. Il buon odore non inganna mai, la freschezza in bocca, mista alla logica arroganza delle note amare figlie della gioventù. Ma compratene una, solo una! e lasciate quei venti euro nel portafoglio pronti per quando l’olio sarà fatto e non solo nuovo. Poi, in privato vi posso dire quali sono gli oli dai quali star lontani e quali quelli da portare a casa, perché tra i nuovi che ho assaggiato ne ho trovati alcuni veramente figli del periodo. E non solo in Umbria. Il mio numero ce l’ha Gianmaria…

