Ci sono trasferte che finiscono per essere ricordate anche per piccole cose che succedono fuori dal campo.
I tre giorni veneziani sono stati anche un piccolo viaggio dentro il mondo Grigoris.
La prima fermata, dopo un allenamento, è stata LaBakery per prendere del buon pane da condividere a tavola con lo staff del Derthona, abbandonando i pre congelati degli hotel che sentitamente detesto.






Altro allenamento e altro giro, questa volta in centro a Mestre da The Bakery
Anche lì siamo entrati con l’idea di prendere “qualche pezzo di pane” e siamo usciti…. carichi di roba.
Per noi, per la tavola condivisa con lo staff, ma anche con quella voglia matta di portarne a casa il più possibile (non ne era rimasto molto) , quindi pane ai semi e evolutivo con le olive, poi grissini e fette biscottate.






Poi è arrivata la sera della seconda partita e della seconda sconfitta contro la Reyer Venezia e, a quel punto, mancava solo l’ultimo tassello: Grigoris, la pizzeria, la destinazione giusta per allontanare un pò di delusione in buona compagnia.
Le aspettative erano alte, anche perché Grigoris ormai è diventata una destinazione cult per chi ama davvero pizza e lievitati, e l’amico Gianmarco Gaito di Olimpia Milano me l’aveva definita tappa imprescindibile.
Non si sbagliava.
Con i fidi Farias e Sciarretta abbiamo mangiato tre pizze memorabili, pescando dai menu di terra, mare e cucina, per poi tuffarci su 4 dolci degna conclusione del viaggio.







Congratulazioni a Grigoris, un mondo che non è semplicemente una serie di locali riusciti bene, ma un’identità precisa che riesce a passare dal pane alla pizza mantenendo sempre la stessa altissima qualità e la stessa idea di fondo.
Torneremo!
PS
Siamo ovviamente tornati dopo G5…






Una replica a “Tre giorni da Grigoris”
Grande Gian Maria,
Sempre alla ricerca e soprattutto recensire delle prelibatezze locali nascoste ai piu. Ora che ho un pò piu di tempo, vedrò di darti una mano se vuoi, a promulgare qualche prodotto eccellente sparso per il territorio nazionale che non ha e non vuole diventare famoso per le quantità prodotte e/o i margini trascritti sui bilanci aziendali. Ma famoso per la bontà; genuinità; e la produzione attraverso una filiera ecosostenibile.
Buon Lavoro e ancora Complimenti !!!