Labanti – Non è più la Bologna dei nostri Padri

Questo non è il vademecum su dove mangiare un piatto veloce subito dopo la partita, prima di montare velocemente in auto e sgommare verso casa.

Questo è un accalorato suggerimento su dove mangiare (davvero) bene a Bologna. Quindi organizzatevi e fateci stare sia la partita, sia il gusto, i sapori, le emozioni della tavola.

In cima ci metto il Ristorante Marconi, via Porrettana 291 a Sasso Marconi. Se arrivate da Sud verso Bologna, vi risparmiate anche un’uscita di autostrada. Siete a dieci minuti dieci dalla Unipol Arena quindi non avete scuse. “Si vede la mano della donna in cucina in ogni piatto” recita Helmut Failoni, che di cibo e vino se ne intende sul serio. Andateci. E non ve ne pentirete. Adesso, a Bologna, non si trova di meglio.

In centro c’è un piccolo covo, un nido di buona mano, ottimi ingredienti e materie prime, voglia di osare senza eccedere. Lo Scacco Matto in via Broccaindosso è una trattoria di quelle “vere”, un posto nel quale almeno una volta bisogna aver mangiato. La cordialità e il talento di Mario, in cucina, sono una garanzia. Non abbiate paura a lasciarvi trascinare da lui oltre il menu, perché c’è sempre pronta una sorpresa “del giorno”, un’idea planata in cucina direttamente dalla spesa del mattino al mercato.

Molto più fuori, immerso in un paesaggio che di notte potrebbe tranquillamente essere disperso in qualche strada di montagna, c’è l’Osteria dello Stajo (via Idice 72, San Lazzaro di Savena). E’ accogliente tutto, l’ambiente, il personale, le pietanze. Si mangia “alla bolognese”, nel senso di “buona cucina bolognese”, qualcosa che ormai s’è persa. Se volete ritrovarla, fate un po’ di strada e accomodatevi al tavolo.

Nelle vicinanze del PalaDozza, tre “dritte”. La Piazzetta e il Quanto basta, in via del Pratello: posti senza pretese, in cui spendere il giusto, ma con idee e buone mani in cucina. Nel primo trovate anche pesce, nel secondo buone proposte romane. Poi ci sono gli indistruttibili: il Cambio in via Stalingrado e il Caminetto d’oro in via de’ Falegnami, e la new entry La Colombina in vicolo Colombina.

E per gli amanti della tappa “storica”, la Pizzeria D’Amore in via San Felice: il mio amore per il basket è nato lì, in fila rigorosamente in piedi perché negli Anni Ottanta non si poteva prenotare. Immancabilmente al termine di ogni partita, via via Sinudyne, poi Granarolo, poi Dietor, poi Knorr, la “pizzina” della domenica dichiarava concluso il weekend e il ritorno a scuola. Dalla mia visuale di bambino, vedevo sfilare Roberto Brunamonti, Renato Villata, Marco Bonamico, ma anche Kyle Macy o Floyd “la pompa” Allen ed era bellissimo ed era fare parte di un mondo e di un basket che non c’è più. I giganti, la pizza e il bambino. D’Amore non c’è più, ma è rimasta la pizza piccola e buona, il disegno al neon del Golfo di Napoli (ah..gli Anni Ottanta) e il PalaDozza, monumento a Basket City.

Divertitevi. Non vi ho citato alcun piatto perché è giusto lasciare all’ispirazione ogni scelta. Ma un consiglio ve lo do: non andate nei posti che vi “consigliano tutti”. Non è più la Bologna dei nostri padri.

Daniele Labanti – Corriere della Sera Bologna

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