Scibetta nella cucina di basketkitchen: e sono dolori…

C’è stata la prima #basketkitchenlive, dunque. Ne abbiamo dato conto su Twitter, ormai il mezzo di comunicazione di massa più diffuso,rapido ed efficace al mondo, almeno per chi ha l’opportunità materiale di dotarsi anche di questo strumento (e in Italia, purtroppo, internet di qualità non è ancora per tutti). E allora faccio la prima review in twitterese. Lo chef @gvacirca èstato così gentile da aprire la stanza dei bottoni (la cucina) per permettermi di assistere alla preparazione dei piatti. Da sempre, Gianmaria ha talento per la cucina: ricordo ancora con piacere e rammarico il periodo lavorativo presso un network di pallacanestro,quando si smetteva di lavorare mai prima di mezzanotte, e si cenava spesso insieme in un’epoca in cui noi abbiamo sperimentato “intantissime” maniere il concetto di #sharing. Abbiamo condiviso esperienze personali e lavorative, posti letto, macchine, computer,divani per vedere la #NBA di notte, insonnia (anche in ufficio), il freddo clima della redazione (cioé dell’open space che abbiamo condiviso, pure quello, con ragazzi che facevano tutt’altro lavoro) durante le nottate improvvisate per vedere qualche concerto pescato in tv o su internet, seguire il play by play di qualche partita di tennis giocata chissà dove, chattare con i corrispondenti di questa o quella parte del mondo, raccontarci le nostre cose perché semplicemente ci piaceva stare lì. Condividevamo anche le case: da chi mangiamo? Era l’unica domanda importante. Il cosa non lo era. “Guga” (per me primo e unico soprannome di Gianmaria) apriva la dispensa e cucinava per tutti con quello che trovava. E sempre bene. Ma basta divagare. Siccome si chiama BasketKitchen, ovviamente il basket non poteva mancare. E così abbiamo assistito alla vittoria incasa di Veroli della Sant’Antimo di un Troy Bell che ci ha messo intesta molti perché. Perché uno con quel talento gioca in LegAdue e nemmeno per vincerla, con tutto il rispetto per i suoi attuali datori di lavoro? Questa è una domanda che molto probabilmente dovrebbe porsi anche lui, se da Boston College e dal Real Madrid è finito alla bassa classifica del secondo campionato italiano. Le sue giocate, comunque,sono state utilissime per spezzare l’attesa: bisognava che la marinatura dei gamberi si completasse, per poter confezionare l’antipasto con una deliziosa crema di avocado. Roba di livello. Così come la presentazione in tavola, segno che le tante ore passate davanti alla Tv a seguire Gambero Rosso stanno producendo i loro effetti.

Ospiti della serata io e Massimo Pisa, un tempo conosciuto come lo “Spalmatore” (di contenuti). Non sapeva ancora, e non losapevamo nemmeno noi, che quell’incarico sarebbe diventato poi una vera e propria forma di sfruttamento del lavoro giornalistico. Ti pago1, produci 1, copiamo e diventa 50, che noi rivendiamo. E così via. A fare da padrone di casa, oltre allo chef, Miss Jackie (età 7 anni,cagnolina deliziosa ma in grado di cazziare chiunque) e Roberta, che recentemente ha compiuto dei 18 anni (di sopportazione?) da ricordare.

Il primo, una rivisitazione della classica pasta cacio e pepe, non ha soddisfatto tutti i presenti: bene la mantecatura, ottima la base,ottimo l’uso del formaggio. Mancava qualcosa: un pizzico di sale per me e Roberta (che funge anche da cavia durante le preparazioni precedenti alle pantagrueliche cene per gli ospiti). Un’erba, magari un pò di menta per Pisa. Miss Jackie annusa, richiede, ma non ottiene.Talvolta è dura la vita del cane. Il secondo, un pesce spada alla siciliana (pardon, allo #Sceriffo), con eccellente salsa di pomodoro,olive nere e verdi, un pizzico di cipolla, qualche tocco personale.Gusto, carattere, semplicità e sostanza. Piatto alla portata di tutti,non vince l’elaborazione ma la democrazia con una portata del genere.

Un modo come un altro di far andare le papille gustative anche in tempi grigi come il nostro, per l’elogio dell’alta cucina però passare ad altro.

Il dolce, riuscitissimo: forse non adatto a un dopo cena, per via della consistenza dello stesso, ma una gradevolissima merenda,una pausa thé (o caffé del pomeriggio), una prelibatezza per palati di ogni genere ed età. La torta ricotta e visciole, pregiatamente cucinata (ottima la morbidezza del ripieno, perfetta la tenuta della crosta), valeva da sola la trasferta. Come la valeva il biancoTimorasso che ha aperto le danze, ci ha scaldati meno il rosé Bandol che ha accompagnato il pesce spada. Comunque sia, la prima è andata.

Si sa, l’importante a volte è fare il primo passo. Ora è importante continuare. Volete sapere se era tutto buono? Twitter.com e#basketkitchenlive e avrete la risposta. Volete le ricette? Chiedete a @gvacirca, e vi sarà dato. Poi, permettetemi, venti giorni prima allo stesso tavolo c’era con noi un’altra persona, a cui io, Pisa e a @gvacirca siamo molto legati. Non è questa la sede per dire chi è, perché la cena gli è stata dedicata in attesa di condividerne altre con lui (ancora sto #sharing). Dico solo una cosa: #GoMassimoGo!

Pietro Scibetta

  Pietro Scibetta ha scritto “Inter quella notte” con Francesco Repice e Matteo Mantica: un volume da non perdere.

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