Franco Piantanida in…brodo di giuggiole

Giusto per entrare in punta nel tempio di Basket Kitchen, mi presento. Per lavoro, in genere, apparecchio e sparecchio. Non tavole imbandite, sia chiaro, quanto piuttosto programmi radiofonici. Scelgo i commensali (gli ospiti) e le portate (i temi) che il buon Carlo Genta poi condisce agli ascoltatori ogni venerdì su Radio 24 nella cucina di Palla a spicchi. Ma si dai, dove anche il nostro chef ha il suo angolino prenotato. Mai sentito? Provvedere. Stavolta però mi tolgo il grembiule e metto le gambe sotto il tavolo. La situazione è questa: due giorni a Rimini agli albori della primavera, l’odore del mare e la fragranza della piada, ben accompagnato sia chiaro. Tutto perfetto. Già, ma dove si mangia la sera? Non mi faccio fuorviare dai (s)consigli di internet e twitto un messaggio al padrone di (questa) casa. “Rimini..”, lapidario: “Brodo di giuggiole“. No dubbio. Mi dicono che il posto è nel centro storico, decido di non prenotare e, dopo un sostanzioso aperitivo all’Officina della Piada – giusto per spalancarsi lo stomaco-, mi metto a cercarlo a naso. Lo trovo in una laterale di Corso Augusto e l’insegna mi fa subito impazzire: “Ristorantino”, Dio benedica Gianmaria. Dentro ti aspetta una coppia tutta sorrisoni (un ragazzone lui, dolcissima lei) e tavolini di quelli che si stipano di bottiglie e portate. Non perdiamo altro tempo. Lo chef ci ingolosisce al volo con una sfoglia di pasta fresca con cubetti di branzino che mi fa pensare una volta di più di esser stato spedito nel posto giusto, dove la creatività non fa a cazzotti con la tradizione romagnola. In ordine sparso: la tartara (alla gogna i francesismi) di tonno si scioglie in bocca e la tagliata dello stesso pesce ordinata dall’altra metà del tavolo, che poi non è altro che la creatrice del logo di Basket Chef, mi fa maledire me stesso per aver preferito un filetto di dentice avvolto in crosta di patate. Delizioso, ma sconfitto. Noi ci siamo buttati sul pesce ma l’alternanza con la carne è da pollice in sù. E del dolce posso solo dire che di quella crema di fichi avrei riempito il beauty case. L’etichetta del vino è di loro produzione e quella bottiglia di marzabino riminese (occhio, il marzemino è un’altra cosa) ci ha fatto scivolare i quaranta, abbondanti, minuti a piedi verso casa. Franco Piantanida . Radio 24 . Il Sole 24 Ore

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